Macellum

MACELLUM Ovvero il valzer dell’Orazio

con Titta Ceccano

musiche in scena Roberto Caetani

manichini Jessica Fabrizi

disegno luci Julia Borretti

ideazione Titta Ceccano

regia Julia Borretti

dal progetto Materiali Müller

Macellum si presenta come uno spettacolo di narrazione.
La vicenda narrata è quella nota degli Orazi e dei Curiazi, già trattata da Tito Livio e fonte d’ispirazione per poeti, artisti figurativi, drammaturghi e musicisti.
Tre fratelli contro tre fratelli che, estratti a sorte, per non infiacchire le forze di Romani ed Albani di fronte al comune nemico etrusco, si scontrano in rappresentanza di tutti e due gli eserciti in un gioco al massacro in una piana tra Roma ed Albalonga. L’ultimo Orazio dopo aver ucciso l’ultimo Curiazio, rientra a Roma ed uccide anche sua sorella, promessa sposa del Curiazio ucciso, la quale non accetta di aver perdutoil suo amore. A questo punto a Roma si apre un dibattito: l’Orazio dovrà essere acclamato come vincitore o punito come assassino?
Lo spettacolo tratto da L’Orazio di Heiner Müller, un testo del 1968, riflette sul bene e sul male che possono albergare in un solo individuo e sul valore delle parole.
La tragedia privata è scelta come metafora per narrare in modo imparziale gli eventi di una guerra sanguinosa e per approfondire il concetto di verita’ contro ogni adulterazione del linguaggio.
L’impianto scenico si presenta essenziale e funzionale alla narrazione da parte di un attore-narratore che rivestendo i panni di un macellaio sui generis, o forse quelli di un maniscalco, porta avanti in maniera implacabile, aiutandosi con manichini e coltelli, il racconto di un massacro che è tra i miti di fondazione della nostra società occidentale.
Un’occasione per riflettere sulle molte verità che un uomo può contenere, sul valore del privato di fronte alla Storia e sulla odierna difficoltà a salvaguardare l’integrità del linguaggio.

Macellum vince il Premio Speciale della Critica al Festival 3×3 2011.

Macellum è finalista ad ARGOToff 2012.

Macellum vince il Premio della Critica Teatro Rossini/Gioia del Colle al Festival Voci dell’Anima 2013_XI edizione

 

[Festival Vd’A 2013_Premio  della Critica Teatro Rossini/Gioia del Colle_Motivazioni della giuria]

Energia e parola, rumori metallici e sonorità si incontrano con precisione in un purgatorio che non è più inferno e non diventa mai paradiso. L’attore riportando alla luce della scena alcuni frammenti del dialetto, dimostra che il teatro narrativo è una strada che si può esplorare e che non smette mai di stupire.

[ARGOT OFF 2012_Motivazioni della giuria presieduta da A. Audino] Un lavoro sulla lingua, in rapporto con il dialetto, capace di generare azione e gesto, trasportando il testo di Heiner Muller in una dimensione del tutto particolare, in stretta connessione con le proprie origini.                      

[Angelo Callipo_ TEATRO.ORG_5.02.2013] Matutateatro affida il compito di persona loquens ad un macellaio, interpretato da Titta Ceccano […]. Il macellaio manovra, a metà strada tra burattinaio e ventriloquo, due fantocci, il primo è l’Orazio sopravvissuto, acclamato dalla folla, il secondo è la sorella che di lì a poco sarà uccisa. […] Le verità si accavallano, in una dimensione dal sapore pirandelliano Titta Ceccano ripete a se stesso e a tutti che “ci sono molti uomini in un uomo solo”, una verità che ne contiene molte altre, ribattuta all’infinito tra picchi ritmati e toni stanchi da nenia, mentre ritorna allo sciabolare delle sue lame e la luce, spegnendosi, riconsegna il palcoscenico al buio iniziale. Spettacolo essenziale ed efficace, la coppia Borretti-Ceccano consegna tutto alla dimensione affabulatoria dell’unico personaggio in scena, macellaio-aedo, macellaio-messaggero tragico, macellaio-cronista d’assalto che ha il compito di narrare un mito che è anche storia attuale. Titta Ceccano si cala nel suo ruolo senza sbavature, assecondando il ritmo della narrazione, ma mantenendo un distacco quasi epico, per dirla con le parole di Brecht.

[LorenzoParolin_ IL GIORNALE DI VICENZA_4.02.2013] Macellum tra dialetto di Sezze e italiano […]. Due i registri linguistici che si alternano, il dialetto di Sezze nei raccordi e l’italiano nei segmenti centrali; due, infine, i modi di fare teatro: la narrazione di Ceccano, nei panni di un macellaio (o forse di un maniscalco) e il teatro di figura nel quale il compito di rappresentare l’Orazio e la sorella è affidato a due manichini bianchi che l’attore-narratore muove sul palcoscenico. […] Su tutto, poi, le luci ridotte al minimo sfumano i contorni lasciano emergere solo parzialmente i corpi e accentuano la dimensione violenta della vicenda. […] Un lavoro denso, quindi, “Macellum”, al cui impianto narrativo vanno aggiunte chitarra e percussioni di Roberto Caetani.

[Maria Grazia Frisaldi_foggiacittaaperta.it_11.11.2012] Lo sferragliare delle spade e l’incedere di due schieramenti – romani contro albani, albani contro romani – hanno il ritmo, pesante e cadenzato, della storia. Un ritmo che si fa musica, nel racconto prima che nella leggenda […]. Un solo attore in scena, Titta Ceccano (che ne ha curato la regia con Julia Borretti): a lui spetta il compito di ripercorrere e narrare uno dei miti di fondazione della società occidentale. Nel suo racconto, le parole si fanno materia e le scene prendono consistenza nei suggestivi manichini – leggeri, dai profili appena accennati, bianco latte – di Jessica Fabrizi. Sarà lo spettatore ad assegnare loro lineamenti e colori: macchiarli della colpa o dipingerli dell’onore. Lo spettacolo procede per circa 50 minuti tra musica e parole, tra parole e musica, quella eseguita in scena da Roberto Caetani. La narrazione di Ceccano domina o fa da contrappunto al “tappeto musicale”, il tutto in un continuum ben orchestrato e che, senza soluzione di continuità, conduce al finale.