Garbatella

GARBATELLA. Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini

di e con Julia Borretti e Titta Ceccano

musiche in scena Roberto Caetani

regia Julia Borretti

La storia d’amore tra Irene e Tommaso nella Roma degli anni Cinquanta, la lingua sperimentale di Pasolini, le canzoni romane di una volta. Un concerto per voci recitanti e chitarra, un lavoro che guarda al teatro di narrazione.

Garbatella ci è nato tra le mani, quasi per caso. È nato dall’incontro con una “Una Vita Violenta”, il secondo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Avvicinarsi a Pasolini, uomo, artista e intellettuale complesso, è sempre molto imbarazzante, ma è lui stesso che inaspettatamente ci ha messo a nostro agio. La storia d’amore tra Tommaso e Irene nella Roma degi anni ’50 ci ha fatto scoprire un Pasolini semplice e non cerebrale, profondamente umano. Quella che il poeta ci racconta è infatti una storia d’amore semplice e umana dove il comico e il tragico si inseguono per svelare la poesia della vita. E quella che noi oggi raccontiamo è una storia d’amore che, nel solo spazio di un racconto, vorrebbe unire le generazioni: quelle che quegli anni li hanno vissuti e quelle più giovani che possono farne memoria.

I due giovani s’incontrano fortuitamente, si conoscono, si danno appuntamento e a fare da sfondo è la Roma della ricostruzione, la Roma in bianco e nero, popolata da bambini vocianti nei cortili e da ragazzi coi pantaloni all’americana che riempiono le sale fumose del cinematografo. Ed è proprio il cinema il testimone del loro amore, al cinema si consumano i momenti più significativi della loro storia, là dove Pasolini crea un corto circuito tra il comico e il tragico.
La potenza della parola pasoliniana guida l’intero racconto, e nulla vuole distogliere l’attenzione da essa: una scenografia essenziale, la musicalità della chitarra, i movimenti scenici necessari, sono tutti al servizio della narrazione.

Premio della Critica e della Giuria_secondo premio_ Festival Ermo Colle 2013

[Motivazioni della giuria  Festival Ermo Colle 2013 presieduta da Luigi Allegri ] E con decisione unanime dei membri dell’Associazione Ermo Colle e della Giuria il premio per la miglior esecuzione musicale dal vivo è stato trasformato in secondo premio ed è stato assegnato a “Garbatella” di Matutateatro, spettacolo giunto in seconda posizione non solo nella valutazione della giuria ma anche di quella del pubblico, a pochi decimali da “Bestie feroci”. “Garbatella – Viaggio nella Roma di Pier Paolo Pasolini” di/ con Julia Borretti e Titta Ceccano, esecuzione musicale in scena di Roberto Caetani, è eccellente lavoro drammaturgico, attorale e musicale, con i due interpreti capaci di far propri, con rara abilità e delicatezza, i personaggi di Tommaso e Irene, due giovani delle borgate di Roma, di grande efficacia anche l’uso dello spazio, gli sguardi, la recitazione straniata e pure, alla fine, di intenso coinvolgimento. A loro dunque il secondo premio di questa edizione dell’Ermo Colle: complimenti vivissimi!

[Valeria Ottolenghi_Gazzetta di Parma_13.08.2013] I personaggi Tommaso e Irene sono inizialmente tratteggiati in forma narrativa, raccontando, ma vengono poi assorbiti dagli attori Titta Ceccano e Julia Borretti davvero bravi nel riuscire, attraverso un complesso percorso altamente teatrale a essere riconosciuti, nell’ultima parte, nel ruolo dei protagonisti. […] Di grande rigore la recitazione, scandita con raffinate modalità espressive, utilizzando Ceccano anche il ritmo del cunto, la Borretti movimenti di una sensualità immaginaria, artificiale, ma conquistando, dopo precisi passaggi stranianti, una freschezza coinvolgente, una spontaneità toccante. Parallelismi di gesti, piccole simmetrie, movimenti minuziosi, coreografici, con la musica alla chitarra suonata dal vivo da Roberto Caetani che ben si inserisce nell’accurato lavoro drammaturgico. Lunghissimi, meritati gli applausi del pubblico.

[Emilio Nigro_Il Tamburo di Kattrin.it_18.03.2013] Diciamocela tutta: il teatro di narrazione ha stancato. Ce n’è troppo. Ce n’è troppo in giro di pessimo.
Perché costa poco e allora si vende. Perché va di moda e allora è trendy. Perché va di moda perché costa poco. A meno che non ti chiami Saverio La Ruina, o Roberto Latini, o Marco Paolini, o Giuseppe Battiston, o Danio Manfredini o Marta Cuscunà (pazienza per gli esclusi), un one man show senza determinati attributi in scena (concessa la metafora) non si regge.
Si potrebbe aggiungere qualche altro all’elenco. Una promessa. O qualcosa in più. Il suo nome è Titta. Titta Ceccano. […] Sul palco diventa un padrone. Padrone del pubblico, dell’attenzione, della sua tecnica e della sua recitazione. Non traspare un cenno d’incertezza, di insicurezza, di tentennamento.
[…] La fortuna di Titta è (anche) un’altra. Avere al suo fianco un’attrice (e regista) come Julia Borretti. […] Sulla scena diventa quello che vuole. E disegna le scene in modo netto, pulito, mai banale, senza edulcorare. Quel tanto che basta a renderle efficaci, insinuanti. Garbatella è uno spettacolo di teatro di narrazione. E non stanca. Il narratore – la penna – è un certo Pasolini. Da Una vita violenta. Titta e Julia si fanno carne di un verbo ultraterreno (se non altro per ragioni di dipartita). E non ne incarnano il nichilismo, il senso del beffardo sciorinato dal realismo borgataro, le sconfitte dell’uomo di ogni estrazione, la melanconia tracciata nei personaggi e negli atti. Avrebbero potuto esserne esecutori, ci sono testi che stanno in piedi pure se abbaiati. Se ne fanno invece pittori – passatemi il termine –, come gli impressionisti che aggiungono luce a paesaggi visuali di per sé catartici. Azionando i riflettori sull’ironia pasoliniana, quell’humour grottesco, involontario. Dato dalle cose, dai fatti, così come sono. Si fanno voce e corpo, gli attori, non semplicemente come mezzo, ma come disegno aggiunto, l’impronta dell’artista su qualcosa di immortale. Un trio di sedie da cinema pulcioso di quartiere domina la scena senza altra aggiunta scenografica. In quello spazio, seminudo, come la parola del poeta, Ceccano e Borretti ritmano una dialettica fitta, struggente, evocativa. Ricamata da una costruzione gestuale essenziale, simmetrica, significativa. Al punto che ci si immagina la storia, d’amore, quella di Tommasino e Irene – che nel romanzo non assume centralità narrativa – come se la si vedesse con tutte le ambientazioni, i personaggi, le connotazioni sociali, la bellezza di una Roma spogliata, vecchia, cenciosa. Una prova attoriale al servizio della narrazione. Che tramanda, rintraccia memorie. E il disegno delle borgate, tramite l’evocazione e la caratterizzazione fisiognomica, mimica, vocale dei protagonisti, traspare come una dimensione palpabile. Grazie inoltre alla musicalità della chitarra di Roberto Caetani, a mo’ di stornelli, con quel senso di picaresco tipico di una certa romanità. Le cifre registiche, puntellate appena, mostrano un certo intendersi di fatti di teatro. Con tempi giusti di focalizzazione delle parti, simmetrie e trovate minimali di intromissione materica, entrate e uscite (di respiro drammaturgico o fisiche) funzionanti, simmetrie ottimali. Ricorderebbero le meccaniche della Dante, a trovare parallelismi, segno di un’impostazione volta allo scrollarsi tutte le inquietudini del rigore formale, delle dottrine impartite. Un metronomo che scandisce la partitura dialettica.
Il linguaggio espressivo, che formalizza la manifestazione dell’urgenza artistica, senza trucchi o effetti speciali, rintraccia una speculazione dello spazio e dell’ascolto dettata dall’accortezza e dalla cura all’efficacia. Il risultato è leggero e toccante. Commistione di tecnica e autenticità. Verticalizzazioni in platea ed entusiasmi facili.
Happy end.

[Ambra Murè_ Nuovo Paese Sera_17.10.2012] L’AMORE AI TEMPI DEL DOPOGUERRA – Essenziale, quasi asciutto nella scenografia e nei movimenti scenici, lo spettacolo scritto e interpretato da Julia Borretti e Titta Ceccano della Compagnia Matutateatro punta tutto sulla narrazione. Che a sua volta viene esaltata attraverso un intenso “duetto” tra le parole dei due attori e le musiche di Roberto Caetani. Quasi un terzo “personaggio” presente sulla scena attraverso il suono della sua chitarra. Le canzoni romane di una volta si mescolano alla lingua sperimentale di Pasolini. E per un’ora circa lo spettatore non è più qui e ora. Ma viaggia indietro nel tempo a quella Roma sordida e spietata, ma tutto sommato semplice, degli anni Cinquanta. Dove Pierpaolo Pasolini decise di ambientare la tragicomica storia d’amore tra Irene e Tommaso.

[Claudio Ruggiero_Latina Oggi_30.04.2012] Un bel teatro di narrazione che seduce con le movenze sensuali, i passi di danza ed i sorrisi ammiccanti di Julia Borretti (Irene), e la capacità affabulatoria di Titta Ceccano (Tommasino) che ricrea il suggestivo linguaggio romanesco di Pasolini, esaltando musicalmente il ritmo delle parole con il valido accompagnamento di Roberto Caetani, fedele arrangiatore delle melodie romanesche. […] Amore pudico e tuffo a ritroso in un’Italietta scevra dal dominio tecnologico e dall’intasamento automobilistico, interpretato con sapiente alternanza dei registri comico e realistico, laddove tre sedie da cinema rappresentano un magico e solido microcosmo di felicità.